La massaggiatrice giapponese

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Mi trovo in uno stanzino bianco, poco accogliente. Alcuni divani sono ricoperti da un cellophane, in stile “casa Fantozzi“. Dove sono? In un centro massaggi Shiatsu di Little Tokyo a Los Angeles. Sono venuto qui perche amo questo tipo di massaggio e perchè la massaggiatrice è 100% giapponese, tanto da non capir nulla di ciò che mi ha detto al telefono quando ho prenotato.

Alla mia destra vedo uno sportellino come quello delle poste a meno di un metro da terra. Sembrava la tana di Tom e Gerry.

Ho pensato: avranno un gatto?

Poi dallo sportellino esce una mano piccolina con un bigliettino. Mi chiede di scrivere il mio nome. Mi metto in ginocchio e mi piego con la faccia a terra per arrivare al foglietto e compilo il postit con il mio nome e cognome. Finalmente conosco la massaggiatrice: si chiama Viky ed è una signora sulla sessantina magra, piccolina e con i capelli a caschetto nero corvo.

Mi porta immediatamente in uno stanzino e mi fa svestire, rimango in boxer. Mi sdraio e mi riempie di teli, lenzuoli, asciugamanaini e ogni tipo di panno. Poi mi caccia i pollici come arpioni nella schiena afferrando due tendini come fossero le corde di un contrabbasso. Io urlo, lei ride. Mi dice “soli tait” (dopo 20 minuti ho capito che volesse dire “sorry, tight” nel senso mi dispiace ma sei “teso”). Poi mi mette un pollice sulla tempia e mi dice “so tait”. La tempia “tait”?? Per 10 lungi minuti sono stato sul filo del rasoio nel considererla una cialtrona o un fottutissimo genio!

Si muoveva velocissima, ogni tanto zompettava nel retro ad abbassare la musica che sembrava la colonna sonora del film La Corazzata Potemkin. Sembrava corresse una maratona ma faceva passi lunghi 5 cm, se chiudevo gli occhi mi sembrava di ascoltare Pancho quando insegue le mosche.

Poi ha iniziato a massaggiarmi le gambe a una velocità che non volevo crederci. E’ come se fosse arrivato il suo datore di lavoro e le avesse detto: “vedi laggiù? Ci sono 150 corpi da massaggiare e hai solo 8 minuti per farli tutti, se ce ne metti 9 sei licenziata!” (questo per darvi un’idea della velocità).

Poi mi ha parlato di lei, che è fuggita dal Giappone nei tempi della guerra e del suo marito soldato, morto molto giovane all’età di 17 anni. Tra una tragedia e l’altra ci metteva in mezzo una risatina per sdrammatizzare.

Finito il massaggio mi ha spiegato come auto massaggiarmi e cosa avrei dovuto fare tutti i giorni per stare meglio. Mi ha fatto una tenerezza incredibile e mi ha messo a posto la schiena e tutto il corpo in 45 minuti.

Tornerò sicuramente!

 

Vi allego questo piccolo video che ho fatto prima che iniziasse, si intitola “Onli Anda Pans”, capirete perchè…

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